martedì 4 febbraio 2014

CLAUDIO BERETTA: GRAMMATICA DEL DIALETTO MILANESE

 Claudio Beretta, Grammatica del dialetto milanese, Libreria Milanese, Milano, 1998. 

La "Grammatica del dialetto milanese" è un'opera fondamentale. Dopo anni di studi e un primo studio del 1980 dal titolo "Contributo per una grammatica del milanese contemporaneo",  Claudio Beretta riesce a dare regole certe e una grafia ufficiale al milanese. Nel libro Beretta non si limita a esplicitare regole grammaticali, ma indica le ragioni delle necessità di conservare il dialetto. Per Beretta l'uomo, per essere tale e non un mero consumatore, ha necessità di un suo piccolo mondo che può trovare solo negli affetti familiari e nella sua comunità. Per Beretta il dialetto è parte essenziale di questo mondo. Dall'appendice I dell'opera di Beretta, dal titolo "Le polarità di lingua e dialetto" riportiamo un breve ed essenziale stralcio che abbiamo titolato "La dimensione umana del dialetto".


LA DIMENSIONE UMANA DEL DIALETTO

Di Claudio Beretta

In una società come la nostra, sottoposta ad una mai vista accelerazione del progresso tecnico ed alle pulsioni di ordine sociale, politico, morale che ne derivano, l’uomo arrischia di soccombere se non salva la propria dimensione umana. Il dialetto, come pratica quotidiana, anche letteraria, può contribuire a salvare questa dimensione e, con essa, la creatività dell’individuo(…).

Il mondo è fatto di tanti piccoli uomini e di tanti piccoli paesi, le culture contrastanti dei quali sono riducibili alle “strutture elementari della parentela”, rette da costumi altrettanto  elementari riducibili. Il tessuto connettivo  di questa  universalità  è dato da culture legate alla vita quotidiana, ai cicli della natura, del lavoro, della vita, della morte. Lo strumento linguistico di queste culture tende, per forza di cose, al polo dialettale(…).

a) Il polo dialettale è connaturato all’uomo e serve l’esigenza di questo ad esprimere sentimenti affettivi familiari e di micro-gruppo.

b) Questa tendenza si realizza anche nella lingua, in mancanza di un dialetto, mediante la generazione continua di un linguaggio ad hoc.

c) L’attività dialettale è quindi indispensabile per l’equilibrio psicosociale dell’individuo e della società. Ha interesse a mortificare questa esigenza chi ha interesse a strumentalizzare l’uomo e il suo gruppo per propri fini.

d) I nostri dialetti italici, come del resto tutti i dialetti di questo modello, sono portatori naturali di tali valori affettivi, senza i quali l’uomo non può vivere nella pienezza della sua personalità individuale e sociale.

Spegnere questi valori significa esporre l’uomo a deviazioni comportamentistiche che si ripercuotono sia sull’individuo sia sulla società.

e) I dialetti italici, e i padani dell’area celtica in particolare, sono portatori di valori linguistico storici, tutt’ora creativi. Sarebbe un peccato di lesa-umanità distruggere con la violenza (specialmente con la violenza culturale) questi valori, tanto più che moltissimo ancora rimane da fare per rilevarli e consegnarli alla scienza.

Tratto da Claudio Beretta, Grammatica del dialetto milanese, Libreria Milanese, Milano, 1998.

 



 

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